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“Veniva verso di me, non aveva le scarpe. Mi sembra di ricordare che avesse già le corna. Mi piacevano, erano variopinte. Mi prendeva sempre in braccio raccogliendomi con la mano sinistra e mi appoggiava al petto, così io potevo ascoltare il mondo affacciata alla sua spalla destra, come desideravo. Mi reggevo per una mano a un corno mentre con l'altra dirigevo”.

“Cosa?”

“I suoi colori. Mio padre se li trascinava dietro, come i pescatori fanno con i pesci nella rete”.

“I colori, non le note?”

“Ogni colore è una nota e viceversa, Willie Moe, no?”

“Ma queste corna, gli crebbero all'improvviso?”.

“Sì, quando io avevo tre anni”.

“E poi, ce le ebbe sempre?”

“Certo, che domande!”


E uscendo dalla bottega di abuelito Serafin, con le lunghe dita affusolate della mano destra prese per la punta una trottola di legno rossa a righe multicolori che reggeva nel palmo dell'altra.

“Felice anno nuovo”.

“Ma siamo in maggio, Asturia”.

“È il tuo compleanno, Willie Moe, il tuo anno nuovo, ed eccolo qui”.

E, puntata a terra la trottola rosso fiammante, tenendola dritta fra le due mani, disse ispirata:

“Non per come giri ma per ciò che porta”.

Diede la spinta con il palmo e la trottola partì.

“Cosa intendi?”

“Ho invitato gli Dei”.

“Dove?”

“A farsi un giro nella trottola. Sono attratti dai colori” e puntò la trottola che prillava sul selciato.

Mi chiedevo se anche lei vedesse soltanto la miriade di colori in cui le righe dipinte si fondevano l'una nell'altra o chissà cos'altro che pareva dispiegarsi dalla luce incantata nello sguardo mobilissimo che abbracciava tanto più del piccolo quadrato di cemento in cui la trottola vorticava.

Ma poi ridevo, felice che le onde del mare si infrangessero nella sua voce. Che il cielo si piegasse fino a noi per ondulare la morbida luce sul suo volto e il vento scostasse sulla coscia il merletto chiacchierino dell'abito corto.

Pur con quel rimpianto che non sarei riuscito mai a trovare dentro di me note altrettanto belle che me la restituissero. Che una volta chiuso il giorno, la sua bellezza irripetibile non potesse essere riprodotta e sarebbe stata affidata per sempre alla mia imperfetta memoria.

Quando la trottola si fermò, appena prima di cadere su di un lato, Asturia la prese con la mano, se la portò alle labbra e ci soffiò su. La reggeva sul palmo come se fosse un uccellino quando me la diede.

“Ecco, non ti scordare di invitarli quando la fai girare” sussurrò.



© Laura Razzanohttp://www.laurarazzano.com

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